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FORMA E CIRCOSCRIZIONE DELLE REGIONI 1°) Secondo i numerosi studi di docenti universitari e di istituti specializzati le Regioni italiane sono troppe e ben otto o nove sono troppo piccole al confronto con quelle degli altri Stati europei. 2°) Ma le Regioni non debbono essere, al contrario, troppo grandi (macroregioni) perché finirebbero per essere dei veri STATI e la scomparsa degli Stati Nazionali in seno alla Federazione Europea , non può essere troppo rapida e occorre gradualità. Ecco perché non si è potuta accettare la ripartizione dellItalia nelle tre macroregioni 3°) La virtù sta nel mezzo dice un antica massima , perciò sta nelle meso-regioni che, secondo gli studi della Fondazione Agnelli , debbono avere i seguenti requisiti: a) autonomia finanziaria b) dimensioni territoriali che possano favorire progetti di sviluppo. Questo e altri studi non danno più tanta importanza allaspetto etnico data lormai fortissima commistione, in Italia, delle popolazioni provenienti da altre regioni. Esaminando i tassi di copertura finanziaria delle varie Regioni italiane, la Fondazione Agnelli ha concluso proponendo la riduzione delle Regioni da 20 a 12 con la fusione di quelle non autosufficienti con quelle confinanti che lo sono.
Per quello che interessa noi lo studio in parola suggerisce la FUSIONE della Liguria con il Piemonte (n.b: Fusione non vuol dire incorporazione o assorbimento !) E anche se non si dà più tanto peso allaspetto etnico delle singole Regioni, noi della Liguria possiamo vantare la ligusticità dell intero territorio ligure-piemontese essendo storicamente accertato che,già prima delloccupazione dei Romani, le tribù LIGURI si estendevano dal Mar Ligure sino ai piedi del Monte Bianco (Liguri Salassi) ed oltre, sia pure, nella parte più a nord con successiva commistione con i celti dando origine ai c.d. celto-liguri. I piemontesi, infatti, non sono altro che i ligures pedemontani ossia quelli ai pié del monte (da cui pié-monte e pié-montesi ) , mentre quelli della costa erano appellati col nome di marittimi e quelli della montagna col nome di montani . Ipotesi di organizzazione della meso-regione E importante dare subito uno sguardo alle eventuali possibilità di organizzazione del territorio regionale per sgombrare il campo dai timori di perdita di posizioni acquisite nei vari livelli ( territoriale, sociale, politico,ecc.) Pertanto, ribadito che fusione non vuol dire incorporazione e che lapporto della regione più piccola a quella più grande è quello che FAVORISCE I PROGETTI DI SVILUPPO (vedi punto 3° lettera b) e che,quindi, il potenziale patrimonio dei due apporti deve essere considerato PARITARIO, occorre in primis esaminare le possibili Suddivisioni amministrative interne Occorre innanzitutto tenere conto che le dimensioni amministrative degli Stati e delle Regioni tendono ad ampliarsi per adeguarsi ai mezzi di comunicazione moderni che hanno praticamente abolito le distanze.Quindi anche in Europa, benché in ritardo rispetto ad altri Continenti, stiamo vivendo in unepoca di cambiamento con la progressiva scomparsa degli Stati Nazionali e con la creazione della Federazione Europea. Di conseguenza anche le dimensioni interne debbono essere ampliate affinché i problemi comuni di aree più vaste che in passato possano meglio essere studiati e decisi da organismi fissi che si riuniscono periodicamente e non trattate solo saltuariamente e trascinate per lunghissimi periodi. Pertanto in una grande meso-regione come potrebbe essere la Regione Alpazur (Liguria, Piemonte, Valle dAosta) le dimensioni amministrative interne potrebbero prevedersi con la ripartizione in DIPARTIMENTI , Province ( nelle dimensioni degli antichi Circondari, Cantoni nellambito dei quali sarebbero possibili aggiustamenti territoriali con aggregazione di certe zone a poli di attrazione cittadini più razionali degli attuali. Per fare qualche ipotesi la Regione Alpazur (restando la Val dAosta nelle attuali dimensioni e strutture) potrebbe essere suddivisa in tre dipartimenti : Dipartimento Alpi Marittime (attuali province di Cuneo,Imperia e Savona con capoluogo a Cuneo e formato dalle nuove province (ex circondari ) di Cuneo, Alba, Mondovì, Sanremo, Imperia (con Ormea e Garessio), Albenga e Savona ( con Acqui) Dipartimento Torinese (attuali province di Torino,Biella, Vercelli, Novara) Dipartimento Genovese ( prov.di Genova, La Spezia, Alessandria , Asti e Chiavari ). Capoluogo Regionale: ASTI L azione unitaria ligure-piemontese è già stata una volta, in passato, LA MOLLA DEI CAMBIAMENTI nel territorio italiano !!!!!!!!!!!!!!! PUNTO PRIMO : MODIFICARE LE CIRCOSCRIZIONI Non si può cominciare lennesimo convegno sui problemi della Provincia di Imperia ignorando, ancora una volta, che questa, allora col nome di Provincia di Porto Maurizio era stata creata in forma provvisoria 143 anni fa per dare una sistemazione amministrativa a quanto era rimasto all Italia dell ex Divisione di Nizza col passaggio di questultima alla Francia. Ma, mentre il governo francese aveva compensato il territorio nizzardo della mutilazione avuta al suo levante ampliandolo considerevolmente oltre il fiume Varo, era stato disatteso ogni tentativo di dare maggiore consistenza territoriale alla parte rimasta italiana ( ampliamento sino ad Albenga ed alla zona a nord di Ormea e Garessio ). Era nato, così, un corpo bellissimo ma quasi infantile e assai piccolino, troppo piccolino per svilupparsi bene a contatto con dei colossi circostanti : la Provincia Granda per eccellenza a nord (Cuneo), la provincia di Genova ad est, che arrivava allora sino ad Andora ( quella di Savona nacque nel 1929) ed il Dipartimento francese delle Alpi Marittime- Piccolina e, oltre tutto, focomelica, perché priva dei suoi due avambracci, buona parte della valle Roia e più della metà della Valle Arroscia, proprio alle due estremità, ovest ed est. Per questo si era voluto parlare di soluzione provvisoria, per non troncare dun colpo le più che logiche aspettative dell opinione pubblica. Ma purtroppo si è sempre saputo che non cè nulla di più definitivo che le cose provvisorie. O, almeno, questo è vero laddove vi sia acquiescenza e disimpegno, ove i gruppi politici ed i loro rappresentanti si accontentino di barcamenarsi alla meno peggio, magari lavorando seriamente su tante piccole cose anche veramente importanti, ma trascurando le grandi vedute. E ciò, specialmente, per la mancanza di potere contrattuale, carenza INNATA in un corpo piccolino e, per di più, focomelico. Ma oggi parecchie circostanze vengono a collimare perché il problema, non diciamo della provincia di Imperia, ma della RIVIERA DEI FIORI possa finalmente, dopo un secolo e mezzo, trovare in prospettiva una sua logica ed equa soluzione nel quadro di quel convegno che avrei preferito intitolare , anziché troppo lontana UNA FRONTIERA TROPPO VICINA. E chiaro a tutti che i tempi sono maturi : 1°) l unione dell Europa, 2°) il federalismo all interno dello Stato Italiano, già essi stessi fenomeni dovuti all annullamento delle distanze, 3°) lormai riconosciuto concetto dellesigenza di forme amministrative per zone complementari ( es. mare- monti) e per poli di attrazione verso la città più vicina 4°) I numerosi esempi in Europa di trasformazioni e ridimensionamenti territoriali. Ma noi abbiamo oggi anche un quinto fattore, l ACQUISTO DI UN POTERE CONTRATTUALE che fino a pochi anni fa non esisteva e che non deve essere consumato solo per la soluzione dei pur importantissimi problemi come l Aurelia Bis o l aeroporto di Villanova , perché i problemi dell industria olearia o del turismo in flessione si risolveranno, egregiamente, guardando lontano, in un quadro non più ristretto ai singoli campanili. Inutile spiegare qui a che cosa o a chi si deve questa maggiore importanza dellimperiese non solo a livello regionale, ma anche nazionale. Il più sarà che si abbia anche il coraggio e la volontà di approfittare delle circostanze favorevoli e delle mai cessate aspettative popolari per fare propria e portare avanti una soluzione che, indubbiamente, richiederà la messa in moto di un complesso sistema di aggiustamenti regionali, con la creazione dei Dipartimenti ed il ritorno dei Circondari. La Conferenza delle Tre Province ( Nizza, Cuneo e Imperia ) ha messo in evidenza la migliore organizzazione e la maggiore determinazione del Departement des Alpes Maritimes rispetto alla componente italiana, tra laltro divisa in due distinte province con cui Nizza è costretta, a volte, a trattare separatamente. Per evitare che la sempre maggiore interdipendenza nella futura EUREGIO ALPAZUR anziché ad un equilibrato sviluppo in senso federalista porti ad una troppo marcata prevalenza, sia economica che culturale della componente francofona, occorre ristrutturare lorganizzazione amministrativa delle Alpi Occidentali italiane creando un unica REGIONE LIGURE-PIEMONTESE suddivisa in TRE DIPARTIMENTI FUNZIONALI ( Torino, Cuneo, Genova ) più una PROVINCIA AUTONOMA tipo Bolzano (Valle dAosta) Sarà questo il POLO DI ATTRAZIONE di Savoia e Cote dAzur per ricreare, nel quadro della Federazione Europea, il grande Stato Regionale bilingue capace di conservare le antiche tradizioni autoctone, così come già una volta lunione ligure-piemontese fu la molla per lunità dellItalia. PER CHI NON L'AVESSE ANCORA CAPITA....... Mentre l Unione Comuni Italiani per Cambiare Regione, come dice il nome stesso, lavora per il passaggio di molti Comuni periferici alla Regione confinante, più che per la soluzione di limitate esigenze particolari di singoli Comuni come ad esempio i nostri di Ormea e Garessio lontanissimi dal loro capoluogo provinciale di Cuneo,in Piemonte, e vicinissimi invece ad Imperia, in Liguria, il GRUPPO ALPAZUR che da oltre 30 anni agisce nella zona frontaliera, ha posto la sua attenzione sull esigenza di sostenere la confrontation con Nizza a parità di forze, in primis come organizzazione territoriale. Infatti il Dipartimento francese delle Alpes Maritimes è un colosso rispetto alla microscopica provincetta di Imperia ed anche la Provincia Granda di Cuneo non sempre può concorrere alla pari con il Conseil Général di Nizza. Ed ora che i contatti fra le amministrazioni di Alpes Maritimes, Cuneo e Imperia sono ufficializzate nella Conferenza delle Tre Province, si vede ancora più chiaramente chi è che tiene il coltello per il manico Inoltre il Departement des Alpes Maritimes fa parte di una grande regione francese denominata P.A.C.A. (Provence, Alpes, Cote dAzur) mentre noi facciamo parte di una piccola Regione italiana, la Liguria, i cui problemi più grossi sono quelli riguardanti lentroterra genovese. Ma, analogamente, per noi del ponente ligure, una maggiore funzionalità si otterrebbe con un più stretto collegamento amministrativo col retroterra cuneese e per molti anni si era aspirato alla creazione di una Regione delle Alpi Marittime fra le province di Cuneo, Imperia e Savona. Non essendosi realizzata tale aspettativa soprattutto per la forte opposizione di Genova, che meglio avrebbe difeso i suoi interessi adeguandosi, a sua volta, al concetto dei TERRITORI FUNZIONALI estendendosi amministrativamente verso Asti, Alessandria e Piacenza, in vista della riduzione delle Regioni italiane sostenuta specialmente dagli studi della Fondazione Agnelli e ribadita dall Arcivescovado di Milano, allora sotto la guida del Cardinale Martini, il nostro Gruppo Alpazur ha ipotizzato la suddivisione di una nuova grande REGIONE LIGURE- PIEMONTESE in Dipartimenti di cui uno, quello delle Alpi Marittime, formato dai territori delle attuali province di Cuneo, Imperia e Savona a loro volta ridimensionate in modo più funzionale in un maggior numero di Circondari quali potrebbero essere, ad esempio, Cuneo, Alba, Mondovì, Sanremo, Imperia, Albenga, Acqui, Savona, ritornando alla più efficace suddivisione amministrativa in atto nel c.d. Regno Sardo allora con le denominazioni di Divisioni ( i Dipartimenti) e Province ( i Circondari) che fu in atto fino al 1859 proprio nel periodo di passaggio di Nizza alla Francia. Non appena realizzata la devolution alle Regioni dei maggiori poteri che saranno loro accordati, certamente il problema della riduzione del numero delle Regioni con laccorpamento di quelle più piccole alle maggiori loro confinanti non potrà non riemergere se non si vorrà, per ragioni elettoralistiche, perdere loccasione per adeguare lorganizzazione territoriale italiana a quella degli altri maggiori Stati Europei già in sviluppo da tempo. |
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